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LA STORIA DELLA LIDU

Il 19 settembre 1968, si costituisce a Milano la Lega Internazionale per i Diritti dell'Uomo come libera Associazione, senza fini di lucro, i cui obbiettivi sono:

 

  • Promuovere la conoscenza e la difesa dei diritti dell’individuo nello Stato e nella Comunità Internazionale secondo lo spirito della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite;

 

  • Far conoscere lo spirito che anima la Dichiarazione ed i valori che essa veicola, nel tentativo di sensibilizzare i giovani all’uso responsabile della libertà in rapporti di consapevole e reciproco rispetto, tanto più necessario in una società globale e composita.

 

L’8 gennaio 1975, sotto la Presidenza di Riccardo Bauer, la LIDU si affilia all'International League for the Rights of Man di New York e si dota di un nuovo statuto, che la rende maggiormente aderente alle problematiche sociali politiche, che in quegli anni andavano sviluppandosi con estrema rapidità.

 

Da quegli anni la LIDU lavora costantemente con la Società Umanitaria, combattendo in prima linea la battaglia per la salvaguardia dei diritti e della dignità umana, operando incessantemente per dare un significato ed un effetto reale a quanto sancito dai trattati e le convenzioni internazionali in tema di diritti umani e salvaguardia delle minoranze.

 

 

È trascorso molto tempo da allora, ma lo spirito che anima la nostra associazione rimane il medesimo, come ben si evince dagli articoli 2 e 3 del suo Statuto:

 

” […] promuovere la conoscenza e la difesa dei diritti dell'individuo nello Stato e nella comunità internazionale", (ex art. 2 Statuto LIDU), "[…] con tutti i mezzi consentiti dalla legge democratica allo scopo di combattere arbitri, Ingiustizie, illegalità, specialmente se proveniente da pubblici poteri a danno sia dei singoli che della collettività (ex art. 3 Statuto LIDU).

 

A questo proposito la dimensione meramente formale dei diritti umani deve trovare il completamento della realizzazione sostanziale dei contenuti iniziali, nell'effettiva possibilità materiale di godere di

tali diritti.

 

Nel 1700 nel 1800 si trattava di realizzare tali valori attraverso l'eguaglianza giuridica di tutti cittadini di fronte alla legge (eguaglianza formale), poi, nel 1900 si è sentita l'esigenza di introdurre nell'ordinamento giuridico anche quei diritti economici e sociali, che consentono una concreta eguaglianza delle possibilità di sviluppo e di realizzazione delle personalità di ciascun cittadino (eguaglianza sostanziale); oggi, il terzo millennio ci propone nuovi ed ulteriori sviluppi.

 

In primo luogo, non è più sufficiente trattare tutti cittadini secondo modelli giuridici, sociali ed economici egualitari. Per garantire effettivamente l'eguaglianza in futuro si dovrà sempre più prevedere

trattamenti diversi, in relazione alle diverse caratteristiche, situazioni, esigenze e potenzialità di ciascuno (diritto alla diversità).

 

In secondo luogo, alla luce dei risultati dei vecchi e nuovi nazionalismi, degli antichi statalismi e, soprattutto, del sorgere di un nuova prospettiva mondialista e globalista, il soggetto di diritti di libertà ed eguaglianza tende ad essere sempre meno il cittadino come tale è sempre più il singolo essere umano; ossia, detto in altro modo, i principali diritti di cittadinanza tendono ad estendersi agli individui, a prescindere dall'effettivo possesso di una certa cittadinanza.

 

In terzo luogo, il riconoscimento dei diritti umani indistintamente in tutti gli esseri umani e non solo nei cittadini di un certo Stato evidenzia l'inversione del fondamento medesimo degli ordinamenti

giuridici, che non vive più dell'entità statale astratta, ma nel concreto corpo fisico di tutti gli esseri umani.

 

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